SIGNA ET NOTAE

La mia foto

Chi Sono

Twitter Updates

    follow me on Twitter

    RSS Feeds

    • Iscriviti a questo blog (RSS)

    Social Web

    Delicious Facebook Flickr FriendFeed LinkedIn Skype Twitter

    Categorie

    • Advertising
    • Arte
    • Blogging
    • Branding
    • Cinema
    • Comunicazione
    • Comunicazione Politica
    • Cose Interessanti
    • Design
    • Fashion
    • Gadgets
    • Giornalismo
    • Graphic Design
    • Mac
    • Mass Media
    • Multimedia
    • Nuovi Media
    • Parole
    • Politica
    • Psicologia
    • Segnalazioni
    • Tecnologia
    • Televisione
    • Video
    • Web/Tech
    Blog powered by TypePad
    Iscritto da 06/2007

    Personas ti mostra come ti vede il Web

    Personas

    Personas è un'applicazione che cerca il tuo nome e cognome online e genera un grafico in base ai risultati della ricerca. Qui sopra c'è il mio profilo.

    Personas is a component of the Metropath(ologies) exhibit, currently on display at the MIT Museum by the Sociable Media Group from the MIT Media Lab. It uses sophisticated natural language processing and the Internet to create a data portrait of one’s aggregated online identity. In short, Personas shows you how the Internet sees you.

    Mi ha sorpreso l'ampia porzione di religione nel mio profilo. Per il resto mi pare che le altre categorie rispecchino abbastanza "il mio io online".
    Comunque è curioso domandarsi che idea si è fatto il Web di noi.

    [Via | the Presurfer]

    Scritto il giovedì 20 agosto 2009 nella Cose Interessanti, Nuovi Media | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    L'Aggregatore che piace agli editori, ma preoccupa i giornalisti

    Se dico Aggregatore immagino che pensiate a qualcosa come popurls o Alltop. A un posto sul Web dove sono visualizzate notizie provenienti da altri siti internet.

    Le media company non vedono solitamente di buon occhio i siti che aggregano. Tant'è che agenzie di stampa come Ansa e Adnkronos vietano la pubblicazione delle loro notizie sul Web (via RSS):

    I feed RSS di ANSA possono essere usati per fini non commerciali da individui e organizzazioni no-profit e per la sola visualizzazione mediante programmi software di lettura e aggregazione di documenti RSS, detti Readers. Non è consentito il loro impiego per la pubblicazione di titoli delle ultime notizie ANSA su siti web o su weblog.
    [Via | Ansa.it]

    I feed Rss messi a disposizione da Adnkronos possono essere usati per fini non commerciali da singoli e organizzazioni senza scopo di lucro. A tutti gli utenti è consentita la visualizzazione dei documenti Rss sul proprio 'reader'.
    I feed Rss di www.adnkronos.com non possono invece essere resi pubblici, e quindi non possono essere utilizzati per la visualizzazione delle notizie su siti web, blog, sistemi di comunicazione outdoor e qualsiasi altro mezzo o strumento tecnologico che permetta una diffusione pubblica delle informazioni, senza un previo accordo con Adnkronos/Ign.
    [Via | Adnkronos]

    Alcuni anni fa, racconta il New York Observer, un giovane di nome Upendra Shardanand concepì una specie di superaggregatore con il quale una nuova specie di giornalisti sarebbe stata in grado di creare in poco tempo pagine web dinamiche piene di notizie, video e slideshows. Pagine che una volta pubblicate si aggiornano da sole.

    L'idea di Shardanand convinse alcuni importanti investitori, tra cui editori come The New York Times e il cofondatore dell'Huffington Post, Ken Lerer.

    Nel 2005 Daylife, la startup fondata da Shardanand, ha creato un aggregatore simile a Google News, ma con qualche funzionalità in più. Come il sistema che consente di assegnare alle notizie, alle foto, ai video e ai contenuti multimediali  tag (etichette) che li descrivono in maniera molto precisa. E' possibile annotare perfino il tono della notizia con espressioni tipo "irritante" o "equlibrato".

    Lo scorso ottobre l'azienda ha lanciato un nuovo sistema di pubblicazione che si chiama Daylife Select. Con un abbonamento al database di Daylife qualsiasi media company può incaricare un paio di tecnogiornalisti di creare con un apposito software on line un portale di informazioni la cui progettazione e il cui mantenimento richiederebbero normalmente un team di sviluppatori e giornalisti.

    Daylife vanta clienti importanti come The Washington Post, National Public Radio e The New York Post. Alcuni editori come il Newsweek stanno sperimentando il database di Daylife per piccoli progetti come il Threat Meter che chiede ai lettori di stimare l'urgenza di questioni pressanti, di problemi come il cambiamento climatico o il terrorismo, e permette loro di visualizzere le ultime notizie su questi temi. Anche il nuovo sito di NPR (National Public Radio), che è stato inaugurato poco più di una settimana fa, si basa in parte sul database di Daylife.

    Daylife è attualmente costituita da un team di 23 persone, perlopiù ingegneri informatici e sviluppatori. 23 persone che stanno sviluppando uno dei tanti servizi che si propongono di automatizzare un lavoro creativo e intellettuale come quello del giornalista.

    Scritto il mercoledì 5 agosto 2009 nella Giornalismo, Nuovi Media | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Vicino Lontano

    In questi giorni nella mia città si tiene la quinta edizione di Vicino Lontano, incontri, mostre, dibattiti.
    E oggi mi è capitato, forse per caso, di leggere questa frase sul phamplet Impigliati nelle rete di Paolo Landi (scheda su IBS) che ho finalmente tolto dalla pila delle cose da leggere:

    “Tanto più ciò che è lontano si avvicina e può essere posseduto con un solo clic del mouse, quanto più quel che è vicino, la realtà di casa, quella familiare, si allontana e impallidisce.”

    Scritto il sabato 9 maggio 2009 nella Nuovi Media, Segnalazioni | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Il futuro della Comunicazione

    Veramente da non perdere. Inquietante, divertente, esaltante, ironico.

    [Via | Guido Vetere]

    Scritto il lunedì 2 febbraio 2009 nella Nuovi Media, Video | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Millenovecentottantaquattro, nasce l'Internet per i C64 (e 128)


    DAL 1985 AL 1994 negli Stati Uniti e in Canada i possessori di un Commodore 64 o 128 potevano collegarsi ad una rete di servizi che si chiamava Quantum Link (o Q-Link). Q-link offriva un servizio di posta elettronica, una rudimentale chat, servizi di file sharing, news e istant messaging. Ma si poteva anche giocare in multiplayer a scacchi o a backgammon, o interagire in un mondo virtuale con tanto di avatar. Quantum è poi diventato America Online, il primo grande Internet service provider a stelle e striscie.

    Insomma, in America negli anni '80 esisteva praticamente già tutto. E pensare che a quei tempi per metter in rete il mio Amiga 500 con quello del mio amico lavorammo duramente per un intero pomeriggio!

    Scritto il sabato 31 gennaio 2009 nella Nuovi Media | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Millenovecentottantuno, la televisione annuncia la nascita dei giornali su Internet

    “Imagine, if you will, sitting down to your morning coffee, turning on your home computer to see the day’s newspaper. Well, it’s not as far-fetched as it may seem.”

    Via | TechCrunch

    Scritto il giovedì 29 gennaio 2009 nella Nuovi Media, Video | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Quanti sono veramente gli Italiani online?

    SECONDO EUROSTAT l'Italia è sempre più indietro rispetto al resto dell'Europa per quanto riguarda la diffusione dell'accesso a Internet nelle famiglie. E i giornali nostrani condannano la nostra presunta arretratezza senza mettere in discussione i dati. Del resto l'Italia è notoriamente un paese che ama piangersi addosso.

    Eurostat afferma che in Italia la diffusione di Internet nelle famiglie si è sostanzialmente stabilizzata negli ultimi tre anni attorno al 40 per cento, mentre l'accesso a banda larga è quasi raddoppiato dal 2006 all'inizio del 2008.

    Come nota Punto Informatico il rapporto Eurostat non prende in considerazione l'accesso al Web via cellulare, ma si concentra sulla diffusione della connessione a Internet nelle case degli Italiani. "Households were asked about internet access by any member of the household at home", cioè "le famiglie sono state intevistate in merito all'accesso a Internet da casa di ciascun membro della famiglia". Dunque quelli che si connettono fuori casa, ad esempio con un Asus eee dotato di chiavetta usb fornita da Tim o da Vodafone non sono stati presi in considerazione. Ovviamente anche quelli che si collegano da casa attraverso la rete wi-fi aperta del vicino o del negozio al piano terra non rientrano nelle famiglie online. E anche quelli che lavorano tutto il giorno davanti al PC e, al limite, leggono la posta da casa col Blackbarry non fanno un nucleo famigliare online.

    Poi un altro aspetto rilevante del metodo con cui è stato condotto il sondaggio è: "The survey covered households containing at least one person aged 16-74, and individuals aged 16-74.", cioè "Il sondaggio è stato condotto su nuclei famigliari composto da almeno una persona di età compresa dai 16 ai 74 anni, e individui di età compresa tra i 16 e i 74". Quindi un 72enne che vive da solo potrebbe costituire un nucleo famigliare offline. E a questo punto è determinante la composizione demografica di ciascuna nazione, perché se la percentuale di persone anziane è particolarmente alta, allora è probabile che venga chiesto a parecchi ultrasessantacinquenni come si collegano a Internet e che questi non sappiano come rispondere. E non mi risulta che con quasi il venti per cento di over 65 l'Italia sia una nazione particolarmente giovane.

    Scritto il mercoledì 3 dicembre 2008 nella Nuovi Media | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    ATTENZIONE alle condizioni d'uso di Facebook!

    LEGGO SUL Twitter feed di Luca Conti:

        CAZZAROLA! 4.151.360 sono gli Italiani iscritti su Facebook! 3,5 milioni in più in soli 3 mesi!

    E cerco di capire leggendo le condizioni d'uso di Facebook a chi mai appartengano i contenuti pubblicati su Faccialibro. Ma non ne vengo a capo, il linguaggio è oscuro.

    La sezione del lungo papiro che più mi interessa è I contenuti dell'utente postati sul sito. Il primo paragrafo dice che non si possono pubblicare contenuti protetti da copyright, porno o blasfemi. Il secondo inizia con questa frase:

    "Quando lei affigge il Contenuto di Operatore al Luogo, lei autorizza e ci dirige per fare tali thereof di copie come giudichiamo necessario per facilitare l'affiggere ed il magazzino del Contenuto di Operatore sul Luogo."

    che mi risulta assolutamente incomprensibile. Se solo qualcuno potesse spiegarmi che cosa significa "affiggere il Contenuto di Operatore al Luogo". E' linguaggio giuridico o un dialetto marziano?

    Poi, sempre in marziano stretto, le condizioni dicono:

    "Affiggendo il Contenuto di Operatore a qualunque parte del Luogo, lei concede automaticamente, e lei rappresenta e garantisce che lei ha la destra per concedere, alla Società una licenza irrevocabile, perpetua, non-esclusivo, trasferibile,, completamente pagata, mondiale (con la destra al sublicense) di usare, copiare, pubblicamente eseguire, pubblicamente mostrare, riformattare, tradurre, l'estratto (nell'intero o nella parte) e distribuire tale Contenuto di Operatore per qualunque scopo, commerciale, la pubblicità,.."

    e la cosa sembra più preoccupante, per quato dubito che gli utenti di Facebook intendano affiggere il contenuto di operatore. Ma alla fine Facebook dice che:

    "Il Facebook non afferma qualunque proprietà sopra il suo Contenuto di Operatore; piuttosto, come tra noi e lei, il soggetto ai diritti concessi a noi in questi Termini, lei trattiene la proprietà piena di tutto il Contenuto di Operatore e qualunque diritti di proprietà intellettuali o gli altri diritti di proprietà sono frequentati il suo Contenuto di Operatore."

    E allora? I messaggi che scambio con i miei amici di chi sono? Cioè, concedo una licenza irrevocabile a Facebook che è libera di farci quello che gli pare, da un libro sulla mia infanzia a ricerche di mercato, o restano fatti miei in cui Facebook dichiara di non voler entrare?

    E' una cosa che mi interessa molto sapere, perché se Facebook rivendicasse il diritto di fare ciò che vuole dei miei messaggi, i miei amici ecc., allora potrei anche decidere di cancellare il mio account e buonanotte.

    Scritto il mercoledì 26 novembre 2008 nella Nuovi Media | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    A proposito di Social Media

    Ho terminato da poco un articolo sui Social Media. Più precisamente sui Social Media visti dagli uomini marketing, da quelli che studiano sistemi per fare business colle reti sociali.
    A ispirarmi è stato un post di Jack Neff su AdAge sull'intervento del responsabile del marketing di Procter & Gable, Ted McConnell, alla Digital Non-Conference di Cincinnati il 15 novembre scorso.

    La domanda che si pone McConnell è: "Dato che i Social Media sono tecnologie che consentono di aprire tavoli di conversazione privati, è lecito per un'azienda farsi spazio tra i discorsi della gente per inserire messaggi pubblicitari?". Certo, afferma McConnell, i Social Media consentono di raggiungere i target con  precisione millimetrica. Cerchi una donna tra i venti e i venticinque, amante degli animali e del cioccolato e in un attimo Facebook ti presenta una rosa di nomi.

    Il problema è che con i Social Media si può entrare nella vita privata delle persone come mai prima d'ora. Cosicché le nuove tecnologie di comunicazione pongono un problema etico. Fino a che punto è lecito sfruttare le parole, i sentimenti e i pensieri privati delle persone per far passare determinati messaggi?

    Pensandoci su il problema mi sembra molto più grande. I pensieri e i discorsi privati scambiati su Facebook, ad esempio, a chi appartengono? Le parole che ho scritto alla mia compagna di classe delle elementari di chi sono e di chi devono essere? E' lecito che passino al vaglio di un esperto di marketing che magari per le feste potrà farmi avere via email l'indirizzo di un sito in cui vendono i giocattoli fine anni Settanta di cui ho parlato con la mia vecchia amica?

    Poi mi viene da pensare che in una scuola dove sto tenendo qualche ora di lezione hanno da quest'anno applicato un filtro per impedire l'accesso ai siti sociali dalle aule informatiche. Con il filtro attivo ho notato che l'attività su Internet dei ragazzi si è ridotta tantissimo. E' come se non sapessero più cosa farsene dei computer, a partesvolgere i compiti che assegno loro. Immagino quindi che la loro vita online si svolga quasi interamente tra MySpace e Facebook.

    Scritto il martedì 25 novembre 2008 nella Nuovi Media | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Aspetti della Carta Stampata resi obsoleti dal Web

    Penso che un po' tutti noi uomini connessi ci rendiamo conto guardando le prime pagine dei quotidiani di star leggendo notizie che abbiamo già letto, almeno in parte, online.

    E' vero che già la radio e la televisione a suo tempo iniziarono a dare le notizie in anticipo rispetto alla carta stampata. Ma vedere e ascoltare un giornalista che dà una notizia e leggere un articolo sul giornale sono modi diversi di informarsi. Quindi fino a poco tempo fa ci poteva stare di leggere più o meno le stesse cose sentite il giorno precedente guardando il TG.

    Ma con Internet le cose cambiano. Rileggere sulla carta le stesse parole lette alcune di ore prima sul monitor sa tanto di perdita di tempo. Ragion per cui è logico pensare che le prime pagine di domani dovranno per forza di cose cambiare aspetto. D'accordo, dovranno essere ripensati i giornali in sé a partire dalla prima pagina.

    Altro aspetto dei giornali che mi sembra del tutto superato dal Web sono le lettere al direttore, o chi per lui. Mi sembra più sensato scrivere direttamente sul blog o sul forum del giornalista, il quale deve sentirsi libero di ripubblicare il mio commento o di fare una sintesi dei commenti dei lettori.

    E poi la foliazione dei quotidiani mi sembra talvolta esagerata. Va bene la domenica, ma durante la settimano 60 pagine sono troppe per chi passa molto tempo online e non rinuncia a vedersi un po' di televisione. Va bene che poi alla fine si leggono solo i titoli e un paio di articoli, ma serebbe meglio che fossero i giornalisti selezionare i pezzi più importanti.

    Scritto il martedì 18 novembre 2008 nella Giornalismo, Nuovi Media | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

    Salva su del.icio.us |

    Avanti »