Nel suo Buongiorno di ieri (rubrica de LA STAMPA) Massimo Gramellini ha commentato una recente inchiesta Doxa sul rapporto dei giovani con la lettura. Oggi ho notato che molti lettori sono intervenuti sul sito della STAMPA schierandosi per lo più dalla parte di Gramellini, che nella seconda parte del suo articolo prende di mira la Televisione, colpevole di diffondere modelli giovanili incompatibili con la riflessione e, quindi, con la lettura.
L'affemazione più impegnativa di Gramellini mi sembra, però, essere, passata in sordina. Gramellini sostiene, infatti, che mentre la parola elettronica e le immagini sono ragione di superficialità, la parola scritta e rilegata è educativa, è fonte di erudizione.
Credo che la teoria di Gramellini sia tecnologicamente corretta. Attualmente le uniche informazioni assimilabili via web sono notizie e testi brevi, comunque, non eccessivamente impagnativi. E' inimmaginabile leggersi non dico Proust, ma un qualsiasi romanzo sul monitor di un computer, ed è altresì impensabile assaporare un testo poetico, perché allo schermo computer al massimo ci si incolla, mentre in un libro ci si può immergere.