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    Iscritto da 06/2007

    Com'è difficile essere trasparenti in Italia

    "Siate trasparenti", esorta Marco Massarotto a pagina 81 del suo libro Internet PR.

    Riguardo ai contenuti, essere trasparenti significa non omettere fatti noti per avere ragione, non cercare a tutti i costi di dare a un fatto lo spin desiderato, ma argomentare le proprie opinioni in modo oggettivo. (Marco Massarotto)


    Obiettività e aderenza ai fatti sono raccomandazioni sacrosante, purtroppo costantemente tradite dalla stampa e dalla televisione italiane, da sempre politicizzate e quindi faziose. Faziosità che tende a impregnare anche la blogosfera italiana, perché siamo abituati a considerare i mezzi di informazione più come luoghi di contrapposizione dei punti di vista che come spazi di accertamento e discussione sui fatti.

    Appendice del libro di Massarotto è il blog internetpr.it, in cui l'autore sviluppa i temi trattati sulla carta.

    Scritto il lunedì 11 agosto 2008 nella Giornalismo, Mass Media, Nuovi Media | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

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    La parola scritta e la parola elettronica

    Nel suo Buongiorno di ieri (rubrica de LA STAMPA) Massimo Gramellini ha commentato una recente inchiesta Doxa sul rapporto dei giovani con la lettura. Oggi ho notato che molti lettori sono intervenuti sul sito della STAMPA schierandosi per lo più dalla parte di Gramellini, che nella seconda parte del suo articolo prende di mira la Televisione, colpevole di diffondere modelli giovanili incompatibili con la riflessione e, quindi, con la lettura.

    L'affemazione più impegnativa di Gramellini mi sembra, però, essere, passata in sordina. Gramellini sostiene, infatti, che mentre la parola elettronica e le immagini sono ragione di superficialità, la parola scritta e rilegata è educativa, è fonte di erudizione.

    Credo che la teoria di Gramellini sia tecnologicamente corretta. Attualmente le uniche informazioni assimilabili via web sono notizie e testi brevi, comunque, non eccessivamente impagnativi. E' inimmaginabile leggersi non dico Proust, ma un qualsiasi romanzo sul monitor di un computer, ed è altresì impensabile assaporare un testo poetico, perché allo schermo computer al massimo ci si incolla, mentre in un libro ci si può immergere.

    Scritto il venerdì 15 giugno 2007 nella Mass Media, Parole | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

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