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    Iscritto da 06/2007

    Cinema e televisione: vecchi problemi irrisolti

    Nel convegno Voci, volti, storie per gli anni '90 il critico cinematografico Morando Morandini attaccò senza pietà il cinema italiano degli anni '80 e le sue storie.

    I desolati anni '80 sono stati il decennio più stupido nella storia italiana del '900. Il cinema ne è stato uno degli specchi.

    E questi erano i fattori ritenuto responsabili dell'infimo stato del cinema nazionale:

    1. La classe dirigente;
    2. Il processo di analfabetizzazione del pubblico "condotto nel Far West televisivo con la rincorsa degli indici di ascolto e il dilagare della pubblicità, sifilide culturale di massa";
    3. Il duopolio televisivo che ha finanziato l'80 per cento della produzione con conseguenze di conformismo tematico e appiattimento linguistico;
    4. L'apparato distributivo egemonizzato dagli americani;
    5. L'esercizio, ridotto a 1000 sale stabilmente aperte con una proporzione posti-sala / popolazone tra le più basse d'Europa;
    6. Il crescente disinteresse dei produttori per i film da essi stessi prodotti;
    7. L'anemia che a tutti i livelli  ha contraddistinto negli anni '80 il giovane cinema italiano;
    8. La stampa disinformata e acritica;
    9. La critica "immersa nella nebbia del consenso";
    10. Il pubblico, condizionato e instupidito dell'immaginario televisivo;

    Fa uno strano effetto notare come, a diciassette anni di distanza, alcuni di questi nodi problematici non siano ancora stati sciolti: classe dirigente, duopolio, corsa agli ascolti...

    Scritto il martedì 5 febbraio 2008 nella Cinema, Televisione | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

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    Carlo Lizzani tra Secolo Breve e Inizio Millennio

    Lizzani A Trieste per la presentazione del suo ultimo film Hotel Meina, rievocazione del primo eccidio di ebrei in Italia dopo l'8 settembre '43, sulle rive del Lago Maggiore, Carlo Lizzani ha discusso anche della sua autobiografia Il mio lungo viaggio nel secolo breve, pubblicata da Einaudi, che spazia tra gli avvenimenti della storia italiana di cui il regista è stato testimone e protagonista e le sue riflessioni sul mondo del cinema.

    A una giornalista che gli ha domandato: "Meglio il secolo breve, così tragico, o questo inizio di millennio?", Lizzani ha risposto: "Ahimè! Come inizio di millennio non è molto bello... speriamo che... ma ... io sono un po' pessimista."

    Io, invece, non sono pessimista, ma ritengo che Lizzani abbia colto uno dei sentimenti prevalenti nella società italiana contemporanea: il pessimismo.

    Scritto il sabato 2 febbraio 2008 nella Cinema | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

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    Ingmar Bergman

    Ilsettimosigillo

    Se mi si chiedesse quali sono i miei tre registi preferiti, direi:

    1. Robert Bresson
    2. Ingmar Bergman
    3. Uno tra Federico Fellini, Lars Von Trier e Werner Herzog

    In realtà dal punto di vista narrativo porrei sullo stesso piano Bergman e Bresson, la preferenza su cade Bresson soltanto in virtù della messa in scena, la sua ha per me qualcosa di magico.

    Un po' di giorni fa è stata pubblicata su Repubblica un'intervista a Woody Allen in cui il regista newyorkese racconta qualcosa del suo rapporto con Bergman; in verità una bella intervista che vi consiglio di leggere.

    Tra considerazioni di Woody Allen questa mi è sembrata particolarmente stimolante:

    Qualche volta ho scherzato dicendo che l'arte era come il cattolicesimo degli intellettuali, forniva il desiderio di intravedere una vita dopo la morte. Ma per come la vedo io, è meglio continuare a vivere nel proprio appartamento che nei cuori e nelle menti del pubblico.

    Considerazione a cui segue il ricordo del rapporto tra Bergman e il botteghino:

    Non gli interessavano i risultati al botteghino, anche se i produttori e i distributori lo chiamavano regolarmente comunicandogli gli incassi dei weekend: quei numeri gli entravano da un orecchio e gli uscivano dall'altro.

    e tra Bergman e la critica:

    Il plauso della critica gli faceva piacere, ma non ne aveva bisogno nemmeno per un secondo e se è vero che ci teneva che gli spettatori si godessero il suo lavoro, è altrettanto vero che non sempre li aiutava.

    Credo che gli operatori culturali, soprattutto i blogger, farebbero bene a riflettere sull'atteggiamento di Bergman verso le sue opere, verso il suo pubblico e verso la critica.

    Scritto il sabato 1 settembre 2007 nella Cinema | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

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