lunedì 25 maggio 2009

Social Media e Privacy: gli Utenti sono gli Unici a Pagare.

Ho scritto qualcosa sulla vicenda dell'infermiera dell'Ospedale di Udine che ha pubblicato su Facebook immagini di alcuni pazienti del reparto di Terapia intensiva. Tuttavia leggendo le lettere pubblicate sul Messaggero Veneto (giornale locale) e i commenti dei lettori delle edizioni on line di altri giornali, mi rendo conto di quanto quello della privacy sia diventato un problema intricato e di difficile comprensione.

Molti si chiedono il perché dell'accanimento mediatico, che effettivamente c'è stato, nei confronti dell'infermiera, quando la stampa sbatte spesso in prima pagina privati cittadini facendo spettacolo del loro dolore e di miserie personali e collettive. E poi si chiedono anche perché si debba continuare a considerare sacra la privacy quando il successo dei reality show si basa sull'esibizione più o meno spontanea della vita privata da parte di gente comune e personaggi pubblici.

Domande queste che non mi paiono campate in aria, perché non si può negare che spesso, molto spesso, lo spettacolo prenda il posto della notizia e che le inchieste che diventino forme di voyeurismo. E' successo con il delitto di Cogne. E' successo ogni volta in cui sono state pubblicate intercettazioni telefoniche. E' in parte successo con il terremoto in Abruzzo. Ed è, infine, successo proprio ne caso in esame, ossia del caso dell'infermiera che ha innavvertitamente pubblicato le immagini su Facebook. Di questa giovane sono state infatti rese note le generalità, la zona della città in cui si è da poco trasferita e le sue abitudini d'uso di Facebook. Sono state pubblicate, dunque, sul suo conto molte informazioni personali non utili a dare la notizia, ma a costruire uno scoop che alla fine si è rivelato un flop.

E' vero inoltre che l'esibizione della vita privata delle persone da parte dei reality show e di programmi televisivi come Uomini e Donne e C'è posta per te svaluta l'idea di riservatezza nell'immaginario collettivo. Poco importa se ad essere esibita sia la vita privata di persone in carne ed ossa o quella di personaggi inventati dagli autori dei programmi.

Tuttavia la privacy continua ad essera un bene prezioso, se non altro perché ci consente di condividere qualcosa con chi vogliamo. Se le nostre vite fossero permanentemente in vetrina potremmo solo pubblicare, non condividere. E poi in un mondo di vite in vetrina ci sarebbe sempre chi gode di un punto di osservazione privilegiata, proprio come il guardiano del Panopticon, carcere dalla forma radiocentrica, emblema dell'ascolto-sorveglianza. C'è da chiedersi se ci stiamo muovendo in questa direzione.

Direi di sì. I confini della privacy si stanno affievolendo, ma solo in un certo senso. I cittadini non hanno strumenti per difendersi da chi, come Facebook, si appropria dei loro dati personali. Però, nel momento in cui sono loro ad infrangere la legge corrono il rischio di essere sbattuti in prima pagina dai media tradizionali e di dover rispondere di fonte ad un giudice per reati che vengono abitualmente commessi dai grandi che raccolgono, talvolta in maniera subdola, dati personali via Web; senza correre il rischio che questi reati vengano loro contestati. E per di più i reati di violazione della privacy commessi dai cittadini-utenti, solitamente per ignoranza o leggerezza, vengono da loro compiuti utilizzando gli stessi canali attraverso i quali altri si appropriano regolarmente dei loro dati personali.

giovedì 21 maggio 2009

Folle Video: Anteprima Kindle 9 XXXD

Con la versione 3 il Kindle, l'eBook di Amazon, aumenta di taglia. Ma se dovesse continuare a crescere si prevedono seri problemi di usabilità!

[ Via | TechCrunch]

Virgilio aggiorna il Galateo per il Web

Nell'ambito della Settimana Nazionale della Sicurezza in Rete, il portale Virgilio propone la Netiquette 2.0. Si tratta di una versione aggiornata del galateo del Web che tiene conto delle novità introdotte dai Social Network.

lunedì 11 maggio 2009

Content filtering e Pubblica Amministrazione: oltre la guerra contro i "fannulloni"

E' opportuno che la pubblica amministrazione interdisca Facebook ai propri dipendenti? La regione Friuli Venezia Giulia ha deciso di farlo e i media locali hanno dato ampio spazio alla notizia.

Il forte risalto mediatico della guerra contro i fannulloni del Ministro Brunetta induce a leggere il provvedimento anti-Facebook dell'amministrazione regionale di centrodestra come una nuova contromisura. Il dibattito verte quindi soprattutto sull'efficacia del filtraggio della rete per contrastare l'inefficienza di alcuni lavoratori.

Nel suo intervento Anna Masera della Stampa fa notare che non c'è bisogno certo di Facebook per essere assenteisti o fannulloni. E Massimo Mantellini dal canto suo fa notare la valenza mediatica dell'annuncio; di gran lunga superiore ad un'ipotetica contromisura per contrastare le prolungate soste dei dipendenti di fronte alle machinette del caffé.

Eppure il provvedimento della regione va oltre la personale lotta di Brunetta ai fannulluni. Filtrare l'accesso dei dipendenti pubblici a Internet può essere motivato da ragioni che vanno oltre alla produttività.

Alcune buone ragioni per filtrare i contenuti (content filtering) sono:

  • La Sicurezza della Rete Informatica della PA. E' opportuno che chi gestisce la rete interna della PA, che è una rete pubblica, definisca una politica per ridurre i rischi di contagio da virus informatici e da tutto ciò che possa compromettere l'integrità della rete stessa.
  • Rispetto del Copyright. Comunque la si pensi, il download di opere protette da diritti d'autore è illegale e la PA ha il diritto e il dovere di prendere tutti i provvedimenti necessari affinché all'interno delle sue reti non circolino file piratati.
  • Economia dell'Attenzione. La PA ha il diritto e il dovere di intervenire per limitare tutti quegli stimoli e comportamenti che ritiene essere dannosi per la capacità di concentrazione dei propri dipendenti. L'attenzione è un bene preziosissimo nell'Era Digitale e qualunque provvedimento per preservarlo è benvenuto.

sabato 9 maggio 2009

Gli Antennati, nuovo blog televisivo

Seguendo l'indicazione di A. Gilioli (Piovono Rane) sono finito sull'ultimo nato di Espresso.it. Si tratta di Gli Antennati, il blog di Riccardo Bocca, che scrive di televisione. Si vede che l'autore deve ancora prendere confidenza col mezzo, ma i primi post mi pare che promettano bene. Direi che vale proprio la pena andare a dargli un occhiata.

Impigliati nella Rete

Ho appena terminato di leggere il libricino di Mario Landi di cui sotto. Mi ero fatto una certa idea di tale libretto, ma poi, prima di iniziare a scrivere questo post, ho letto quanto ha scritto in proposito Massimo Mantellini un po' di tempo fa e mi sono forse fatto un po' condizionare.

In sintesi Landi si pone in modo critico rispetto alla Rete cercando di sfatare luoghi comuni e aspettative ingiustificate. Idee tipo la Rete come agorà, punto d'incontro democratico, pensieri ricorrenti come il sapere a portata di mouse, ossimori come vita sociale on-line.

Come nota Mantellini il problema di Landi è che tende a muovere critiche, come dire, pregiudiziali e farcite di citazioni. Landi critica l'ideologia della Rete e cita Proust, Kafka e Collodi. Ma occorre comunque precisare che il pamphlet è uno scritto polemico, per lo più composto in fretta. Uno scritto di denuncia, insomma, non un saggio critico.

Dare una rapida scorsa a Impigliati nella Rete penso che comunque valga la pena. Possibilmente senza pregiudizi, cercando di raccogliere un qualche spunto di riflessione tra quelli seminati da Landi nelle sue cento pagine scarse di testo.

Scorrendo il testo ho sottolineato più di qualche frase. Questa l'ho sottolineata due volte:

“... il digital divide è purtroppo non nella conoscenza tecnica del mezzo, (la più facile da imparare) ma nella formazione culturale di chi sta davanti allo schermo.”

Vicino Lontano

In questi giorni nella mia città si tiene la quinta edizione di Vicino Lontano, incontri, mostre, dibattiti.
E oggi mi è capitato, forse per caso, di leggere questa frase sul phamplet Impigliati nelle rete di Paolo Landi (scheda su IBS) che ho finalmente tolto dalla pila delle cose da leggere:

“Tanto più ciò che è lontano si avvicina e può essere posseduto con un solo clic del mouse, quanto più quel che è vicino, la realtà di casa, quella familiare, si allontana e impallidisce.”

giovedì 7 maggio 2009

Giornalismo Malato:
la Diagnosi di Arianna Huffington

Arianna Huffington oggi, durante un'udienza della Sottocommissione alle Comunicazioni, Tecnologie e Internet del Senato U.S. in cui sui è discusso del 'Futuro del Giornalismo', ha diagnosticato due malattie da cui sarebbe affetta la stampa.

I media tradizionali in tempo di Internet soffrono di Attention Deficit Disorder, una malattia che in italiano potrebbe suonare semplicemente come Disturbi dell'Attenzione. In partica le testate giornalistiche, secondo la Huffington, sono in preda all'Ansia da Scoop. Appena hanno in mano una notizia, anche una buona notizia, la danno in fretta e furia e per lanciarsi immediatamente all'inseguimento della prossima edizione straordinaria.

I giornalisti online sofforno invece di Obsessive Compulsive Disorder, una forma di Ossessione Maniacale che non consente loro di abbandonare una storia. Prima di passare alla prossima devono averla smontata, analizzata, dissezionata, ridotta in poltiglia.

I due mali sono complementari. Contagiandosi tra loro, i giornalisti della carta stampata e quelli online potrebbero raggiungere un buon livello professionale.

La Huffington sostiene inoltre che il futuro del giornalismo si baserà su:

  • La link economy (per una definizione di link economy vedi qui e qui)
  • I motori di ricerca
  • Le inserzioni pubblicitarie online
  • Il giornalismo partecipativo
  • Il giornalismo d'inchiesta finanziato da fondazioni

Se i media non si doteranno di queste caratteristiche faranno fatica a sopravvivere.

L'elenco qui sopra mi fa immaginare il giornalista del futuro sempre più rimediatore, nodo della Rete, uomo che linka per farsi linkare. Ciò mi fa prevedere una realtà sempre più aumentata. Rimediazione dopo rimediazione cresce il livello del reale. E il reale superata una certa soglia diventa surreale. Fino a quando si potrà continuare a spostare questa certa soglia come si è fatto finora?

mercoledì 6 maggio 2009

Quale libertà in Rete?

Vittorio Zambardino di Repubblica.it scrive cose interessanti su Facebook e per estensione sui social network e la Rete. Cose che il linea di massima non condivido. Si dà il caso che Faccialibro gli abbia sospeso l'account, forse per sbaglio, senza ripristinarlo prontamente in seguito alla sua richiesta. Così Zambardino dopo alcune sollecitazioni ha scritto un post che ha suscitato un ampio dibattito dato che l'autore si riproponeva provocatoriamente di denunciare Facebook. Poi, forse dopo aver saputo del post, quelli di Facebook hanno ripristinato l'account con tanto di scuse e spiegazioni.

Di nuovo libero di accedere a Facebook Zabardino rilancia il dibattito con un nuovo post piuttosto articolato in cui sostanzialmente sostiene il principio per cui, in nome della libertà, all'utente devono essere riconosciti dei diritti basilari, indipendentemente da qualsiasi Condizione d'Uso sottoscritta distrattamente durante la creazione del proprio profilo utente. Dell'account, si intenda.

A parte il fatto che la libertà è un ideale talmente alto e per lo più distante dalla realtà che prenderla come principio per discutere dei problemi posti dai nuovi media mi inquieta, i miei quindic'anni di Internet mi hanno insegnato che è normale che chi controlla un canale di comunicazione possa stabilirne le regole. Questo ho imparato a suon di calci in culo presi nelle chat room, di interventi sui forum cancellati dagli amministratori senza mahbah, di commenti scritti e mai pubblicati sui blog. E così mi sono fatto l'idea che questa sia solo l'altra faccia della medaglia di una Rete che ci concede un'opportunità inattesa, quella di esprimerci in ambienti virtuali che possiamo creare in un battibaleno e gestire a nostro piacimento.

Entrare in un ambiente gestito da altri significa doverne accettare le regole. Del resto questo valeva, ma penso valga ancora, per le sale da ballo e i circoli privati i cui gestori possono decidere di far entrare e uscire chi vogliono. Se non ti piace un certo ambiente, se non ti piacciono le sue regole, sei libero di andartene, ovvio.

Poi, d'accordo, è anche vero che i soci-utenti possono costituirsi in associazione o semplicemente mettersi d'accordo per fare pressione sulla proprietà del canale. Come è già successo. Nel 1999 un gruppo di community managers volontari di Geocites face causa a Yahoo! reo di aver modificato la propria politica di gestione degli indirizzi dei siti degli utenti. Yahoo! decise di farla finita con i community managers. Più di recente c'è stata una levata di scudi contro la decisione di Flickr di dare spazio ai video. Yahoo!, che è proprietario anche di Flickr, ha deciso di portare a termine il proprio programma e già da un po' si possono condividere video oltre che foto. Ora mi vengono in mente solo casi in cui gli utenti hanno avuto la peggio, ma penso che sicuramente si siano verificate situazioni in cui sono riusciti a far valere le proprie ragioni.

lunedì 27 aprile 2009

Elezioni europee: un sito web aiuta a scegliere

Eu profiler è un sito che confrontando le risposte date ad un questionario online con i programmi dei partiti in corsa per le elezioni europee dà indicazioni di voto, che nel mio caso si sono dimostrate pittuosto in linea con i miei intendimenti.
Il sito è stato creato da un team di esperti dell'Istituto universitario europeo di Firenze sulla base di un progetto che ha già riscosso un discreto successo per le ultime consultazioni americane.
Rispondere alle domande richiede mediamente una decina di minuti e può essere un utile passatempo per chiarirsi le idee in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Sebbene una cosa siano i programmi, altro l'affidabilità che ispirano gli uomini che si candidano per realizzarli.

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